16 GIUGNO 1904-16 GIUGNO 2004:

CENT'ANNI DI LEOPOLD BLOOM

 

di John O'Iannaghan

 

Pare che il 16 giugno 1094 sia la data in cui James Joyce abbia conosciuto la futura moglie, Nora. Il capolavoro di questo grandissimo scrittore irlandese nasce quindi come atto d'amore, e non è male.

100 anni dopo quella data siamo qui a celebrare le "imprese" dell'odisseo Leopold Bloom che, d'accordo, avrà un po' di sangue ebraico (e quindi non irlandese puro sangue), ma che nel romanzo si comporta come un perfetto irlandese: squattrinato, allegramente girovago, passa di pub in pub, di bordello in strada, di negozio in negozio, insomma vaga per Dublino, mai come in questo romanzo vero "ombelico del mondo".

Dobbiamo ad un artista irlandese uno dei testi chiave della moderna letteratura e della cultura contemporanea: dobbiamo ad un personaggio letterario un riferimento oserei dire mondiale che giustamente viene celebrato oggi. ll piccolo, insignificante Leopold è il moderno Ulisse ed ha resistito per un secolo, anche alla paura nucleare ed a due guerre mondiali: non è poco per un piccolo ometto anonimo della ancora anonima Dublino di quei tempi, che Joyce infatti aveva lasciato per un esilio volontario perché per lui rappresentava simbolicamente il "centro della paralisi" del mondo di allora, sconvolto ed abbrutito dalle devastazioni della Prima Guerra Mondiale.

E' Leopold Bloom l'emblema della crisi dell'uomo moderno e, nel contempo, della nascita di uno stile narrativo davvero rivoluzionario, lo "stream of consciusness" (flusso di coscienza), da cui l'arte successiva ha più potuto prescindere. E' Leopold Bloom il personaggio cardine di quel "metodo mitico" che, facendo riferimento all'Odissea classica, la scardina e la ribalta per mettere a nudo tutta la potenzialità del nuovo linguaggio dell'arte.

Ma in tempi di pari opportunità dobbiamo rendere omaggio anche all'alter-ego femminile di Leopold, Molly Bloom, che, moderna Penelope, attende paziente nella notte il rientro del marito, ormai completamente ubriaco, per lanciarsi nel monologo più famoso della letteratura contemporanea (non a caso conosciuto come "monologo di Molly Bloom").

Ultimo, ma non meno importante, Stephen Dedalus, terzo personaggio del riferimento letterario, Telemaco, figlio di Ulisse. Qui Stephen non è che un giovinotto incontrato casualmente da Leopold nel suo vagabondare. Stephen Dedalus rimanda a sua volta ad altri due miti fondamentali: Stephen è il primo martire dell'era cristiana (Non a caso celebrato il giorno dopo Natale) e Dedalus è l'artefice del labirinto classico, quello del Minotauro. Racchiude quindi i mondi della cristianità e della paganità: niente male! E, dulcis in fundo, racchiude l'emblema massimo della figura dell'artista, secondo Joyce.

Non c'è che dire: dobbiamo molto a questi lontanti personaggi dell'Irlanda e non solo come estimatori ed innamorati della Terra di Smeraldo.

E per questo, alziamo la nostra pinta  e brindiamo alla sempiterna salute di Leopold e della sua famiglia.

Pog mo thòin old folks!

John O'Iannaghan

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